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DANS MON ÎLE - La musica francese incontra la Bossa Nova - GRV1027

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AA.VV.

LYN STANLEY: Interludes

Esecutore: Lyn Stanley

Etichetta: Impex Records

Genere: Jazz

n.Dischi: 2

Formato: LP 180 Gr. 45 giri

Altri Formati disponibili:

SACD Ibrido Stereo

 

€ 70,00

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Terzo album registrato in studio della cantante americana Lyn Stanley, Interludes è un disco al tempo stesso vigoroso e trascinante. La Stanley ha ottenuto un grande successo sia di pubblico sia di critica con i suoi primi due dischi, Lost in Romance e Potions (From the 50s), nei quali ha eseguito i capolavori del Great American Songbook con un approccio di volta in volta seducente, emozionale, sbarazzino e ammaliante. Come ha sottolineato giustamente il celebre critico jazz Scott Yanow, «la Stanley riesce sempre a trovare il taglio interpretativo giusto per ogni brano». Questa inimitabile vocalist jazz originaria della zona di Los Angeles trasfonde in Interludes tutta la sua sensualità e la sua energia, aprendo il programma con una versione a voce sola di “How Long Has This Been Going On”. Per “Just One Of Those Things” la Stanley ha deciso di eseguire un creativo arrangiamento di Bill Cunliffe, nel corso del quale intreccia brevi duetti prima con il contrabbassista Chuck Berghofer, poi con il chitarrista John Chiodini e infine con il pianista e arrangiatore Bill Cunliffe, prima che la band si riunisca. Tra gli altri brani di maggiore interesse meritano di essere citati “Black Velvet”, “More Than You Know” e “Boulevard of Broken Dreams”. La malinconica e rockeggiante “Whole Lotta Love” e il sempre inquietante “Last Tango in Paris” vedono la Stanley eseguire brani decisamente più contemporanei con un sentimento sospeso al di fuori del tempo. In “Don’t Explain” la Stanley può contare su una guest star del calibro di Hendrick Meurkens, celebre virtuoso di armonica a bocca, per poi sfoggiare un brillante swing in “Nice ’n’ Easy” e un’interpretazione dolce e molto coinvolgente del grande classico di Duke Ellington “In a Sentimental Mood”. Il programma si conclude con “I’m a Fool To Want You”, uno struggente duetto intriso di nostalgia e desiderio, che vede al fianco della Stanley il chitarrista John Chiodini. Come era già avvenuto per i dischi precedenti, per Interlude sono state scelte come sale di registrazione i leggendari Capitol Recording Studios di Hollywood (per la precisione, lo Studio A per gli strumenti e alcune voci e lo Studio B per le percussioni e le altre voci), il Big City Recording Studio e il LAFx. Per riprendere la voce della Stanley è stato utilizzato sia a Los Angeles sia a New York un microfono Neumann U47; da notare che il microfono impiegato ai Capitol Recording Studios di Hollywood è lo stesso che venne usato per registrare alcuni dischi di Nat King Cole e di Frank Sinatra. Fatta eccezione per un brano (il track n. 14), questo disco è stato missato da Al Schmitt da un nastro ATR da due pollici a 24 piste e tutti i brani sono stati rimasterizzati da Bernie Grundman da un nastro analogico da mezzo pollice.

 

«[…] La qualità sonora, che nei primi due album era già assolutamente stupefacente, appare ancora migliore, un fatto che francamente ritenevo quasi impossibile. Il palcoscenico sonoro è ampio e profondo e gli strumenti sono resi con una meravigliosa trasparenza e un’immagine realmente tridimensionale. Il mitico Al Schmitt ha registrato il programma allo United e Steve Genewick ha fatto lo stesso al Capitol. La voce di Lyn Stanley è stata ripresa da microfoni Neumann U47 – tra cui uno di quelli che erano stati utilizzati per realizzare diversi dischi di Frank Sinatra. Se avevate bisogno di un motivo valido per convincervi della necessità di preservare i grandi studi di registrazione, con sessioni tenute dai più grandi ingegneri del suono, lo troverete senza dubbio in questo splendido disco» (Qualità artistica: 9/11; Qualità sonora: 11/11, Michael Fremer, AnaloguePlanet.com). «”Boulevard of Broken Dreams” […] è un brano meno conosciuto ma molto originale, una caratteristica che probabilmente ha spinto la Stanley a includerlo nel programma di Interludes. Dal mio punto di vista, posso descriverlo come una canzone deliziosamente diversa dalle altre, con un suono esotico che riesce a trascinare anche gli ascoltatori più ritrosi […] Tra gli altri brani più interessanti di questo disco meritano di essere citati “How Long Has This Been Going On?”, la coinvolgente “Just One of Those Things”, l’accattivante “More Than You Know” e una “Nice ’n’ Easy” affascinante da morire. […] La Stanley è affiancata da una magnifica orchestra e canta una serie di splendidi arrangiamenti […] L’elemento che contribuisce a rendere la Stanley una interprete e cantante di primo piano è costituito da quella innata eleganza da attrice, che fa credere al pubblico che stia eseguendo ogni brano per la prima volta, narrando una storia con una dizione assolutamente impeccabile, un sapiente fraseggio e una infallibile scelta di tempo» (Don Grigware, Grigware Reviews). «“How Long Has This Been Going On?”, il brano che apre il programma di Interludes, dimostra meglio di qualsiasi parola l’assoluta padronanza stilistica con cui la Stanley esegue i grandi standard. In ogni caso, l’aspetto più interessante di questo album non è costituito dagli standard, ma da due brani più recenti, nei quali la vocalist americana si rivela perfettamente a suo agio, vale a dire “Black Velvet”, registrata da Alannah Myles nel 1989, e “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin, tratto dall’album Led Zeppelin II (Atlantic, 1969). Ebbene sì: proprio, “Whole Lotta Love”. Lyn Stanley esegue con un’intensità al calor bianco l’inno della sensualità giovanile, senza battere assolutamente ciglio. Diciamocelo sinceramente: si può provare poca nostalgia per il primo amore, dopo che si è capito che cos’è la vita. Questa constatazione costituisce il punto di partenza da cui la Stanley costruisce la sua interpretazione. Arrangiato dal chitarrista John Chiodini, questa pietra miliare del blues-rock si trasforma in una vivacissima rumba, esaltata dall’energia del contrabbassista Chuck Berghofer e del batterista Paul Kreibich, il cui infallibile istinto ritmico porta a livelli quasi parossistici l’esecuzione già straripante di sensualità della Stanley. Poi, c’è la Stanley, che ha prodotto questo disco, scegliendo un programma calibratissimo, con “Ode to Billy Joe” di Bobby Gentry, “Fever” di Peggy Lee e “Son of a Preacher Man” di Dusty Springfield, che contribuiscono a creare un’esplosiva atmosfera intrisa di amore, sesso e tutti i sentimenti affini. Se volete cominciare a farvi un’idea di tutto questo, provate a pensare alla celebre “Summertime” scritta a quattro mani da George Gershwin e J.J. Cale. Vista e considerata la brutta fine che fanno le cover “jazz” di molti brani contemporanei, la Stanley merita le più calde lodi per aver concepito questa straordinaria opera d’arte. Nel caso di Interludes tutto va invece meravigliosamente bene. Questo disco è speciale sotto tutti i punti di vista» (C. Michael Bailey, AllAboutJazz.com, novembre 2014). «In questi tempi ogni volta che si cerca di sottolineare i pregi di un album indie si prova spesso la sensazione di perdere tempo. Però la Stanley si è messa sulla strada giusta fin dall’inizio e il pubblico l’ha perfettamente capito. Non è affatto facile iniziare una carriera da vocalist jazz di successo anche nelle condizioni migliori, ma la Stanley ha saputo trovare la ricetta più giusta, scegliendo il meglio del jazz dell’epoca d’oro, una scelta che il pubblico ha dimostrato immediatamente di gradire […] proponendo nella stessa sessione di registrazione un’interpretazione molto originale sia di “Black Velvet” sia di “I’m a Fool to Love You”. D’altra parte, cosa di ci può aspettare da una cantante che va a registrare il suo album al Capitol Studio, con al suo fianco due satanassi del calibro di Al Schmitt e Bernie Grundman? Brani come questi non se ne fanno più, purtroppo!» (MidwestRecord.com). «Il recente Interludes è di gran lunga l’album più ambizioso ed eccitante di Lyn Stanley […] La partecipazione di guest star di altissimo livello e i fantasiosi arrangiamenti di Cunliffe, Chiodini, Tamil Hendelman, Steve Rawlins e della stessa Stanley ci offrono un programma estremamente variegato e ricco di sottili sorprese» (Scott Yanow).

 

Lyn Stanley, voce
Bill Cunliffe, pianoforte
Chuck Berghofer, contrabbasso
Ray Brinker, batteria
John Chiodini, chitarra
Bob McChesney, trombone
Hendrick Meurkens, armonica a bocca
Brad Dutz, percussioni
Cecilia Tsan, violoncello

In “Black Velvet”, “Whole Lotta Love”, “Last Tango In Paris” e “It’s Crazy”:


Mike Garson, pianoforte
Chuck Berghofer, contrabbasso
Paul Kreibich, batteria
John Chiodini, chitarra
Steve Rawlins, schiocco di dita

 

INGEGNERI DEL SUONO: Al Schmitt e Steve Genewick

MISSAGGIO: Al Schmitt

RIMASTERIZZAZIONE: Bernie Grundman

Tutti i brani sono stati registrati, missati e rimasterizzati su nastro analogico

Questi due LP da 180 grammi a 45 giri sono stati stampati presso la Quality Record Pressings.

Edizione speciale numerata con ologramma e dotata di un inserto di due facciate interamente a colori.

Interludee Potions: From the ’50s di Lyn Stanley sono stati inseriti dal sito AllAboutJazz.com nella lista delle migliori uscite jazz del 2015

Questo titolo è disponibile anche su un SACD ibrido prodotto nell’impianto DACD della Sony in Austria.

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