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Home >> Catalogo >> DUKE ELLINGTON: DUKE ELLINGTON: Black, Brown and Beige

[Codice: PPCL1162]

[Codice a barre: 5060149622414]

DUKE ELLINGTON

Esecutore: Duke Ellington, pianoforte

Etichetta: Pure Pleasure

Genere: Jazz

N° Dischi: 2

Formato: LP 180 Gr.

 

 

Disco in vinile - DUKE ELLINGTON: Black, Brown and Beige

DOPPIO LP AUDIOPHILE DA 180 GRAMMI A TIRATURA LIMITATA

Guest star: MAHALIA JACKSON!
Rimasterizzazione effettuata da Ray Staff presso l'Air Mastering!

 

 

Assumersi il compito di narrare la storia di una razza apertamente oppressa, è una responsabilità che intimorisce. Tuttavia, Edward Kennedy Ellington si propose questo obiettivo quando decise di comporre la suite Black, Brown e Beige.
La suite debuttò originariamente alla Carnegie Hall il 23 gennaio 1943, ricevendo giudizi contrastanti, se non critici. Gran parte di quella critica si basò sulla "pretenziosità" che una composizione narrativa del genere comportava.
A causa di questa tiepida reazione, Ellington rivide gran parte della suite e ne registrò una versione abbreviata, dividendola in una serie di estratti della durata di meno della metà della lunghezza dell'originale. Malgrado queste considerevoli modifiche, questa suite rimane una creazione fondamentale nella cultura e nella storia della musica afro-americana. All'interno di questa suite si può ritrovare qualcosa dei primi suoni della musica nera, dalla schiavitù allo swing.
In Black, Brown e Beige, Duke Ellington narra musicalmente le lotte, i trionfi, e l'emergere di identità individuale della prima cultura afro-americana. In particolare, "Work Song," "Light," e "Come Sunday"  esemplificano la narrazione compositiva di Ellington della storia dei neri americani.
 
 
In "Part I", o "Work Song" il compositore illustra musicalmente le lotte per l'esistenza dei primi neri in America. La canzone inzia con una bassa e ripetuta linea di basso, Ellington prepara l'ascoltatore alla sua narrativa, offrendo un suono che insinua le difficoltà del lavoro fisico degli schiavi. Ad esempio, la monotona linea di basso imita il lavoro monotono e crudele di uno schiavo. La tensione nel suono e nel ritmo produce un immagine sonora della lotta e ciò è dovuto al carattere manifestamente tensionale della schiavitù.
Dopo soli cinque secondi le percussioni entrano nella canzone. Il tom-tom ingaggia un ritmo sincopato con il basso, ed insinua i suoni del lavoro fisico che "Work Song" stabilisce. Il tom-tom entra nella canzone quietamente, ma aumenta di intensità e di volume rapidamente, creando l'atmosfera di un imminente destino fatale. Il destino, attribuito al battere del tom-tom, diventa parte della grammatica compositiva di Ellington. Fornendo questo sviluppo al movimento d'apertura, Ellington dà il tono per il resto del suo racconto.

Anche in questo primo pezzo le interpretazioni jazz di trionfo di Ellington, vengono associate allo sviluppo della schiavitu degli afro-americani. Dopo l'introduzione di basso e percussioni, il tempo si velocizza, e la sezione fiati inizia il suo swing. Questo aumento di velocità racconta il passaggio dal lavoro al relax, o dalla lotta al trionfo. Mentre le trombe forniscono un fraseggio di sfondo, i sassofoni si sentono in prima linea, mentre suonano un tema ascendente ripetuto che termina in una "nota alta", sia in senso letterale e figurato. Ellington vuole raccontare il passaggio dalla lotta al trionfo. Trionfo che può anche essere ascoltato nell'eccitazione e nell'energia prodotta dalle trombe, in un fraseggio che si risolve ben presto in una antifonale conversazione con i sassofoni. Queste parti per tromba up-tempo, caratteristiche nei pezzi di Ellington orientati alla danza, provocano una sensazione di libertà di movimento.
Tuttavia proprio mentre le trombe suonano questo fraseggio up-tempo, il tom-tom viene reintrodotto, sottolineando sia il ritorno della lotta e della grammatica compositiva di Ellington. Quando il ritmo percussivo viene nuovamente implementato, le trombe cedono le loro posizioni di improvvisatori. I tromboni operano al di fuori di questo fraseggio, ma anche essi contribuiscono a reintrodurre la lotta in questa sezione. Quindi iniziano a svolgere un tema, che ricorda il precedente fraseggio ascendente dei sassofoni, che significa trionfo. Quindi, i tromboni suonano una serie di note discendenti, che questa volta terminano con una nota bassa, in contrasto con il mood trionfante stabilito dai sassofoni. 
Questo avanti e indietro tra stati d'animo è fondamentale per comprendere la grammatica compositiva di Ellington in "Work Song". Per prima istituendo il tema della lotta, e poi contrastandolo con il trionfo, Ellington non fornisce specifiche "vignette" della vita dello schiavo, ma una "storia generale" esemplificando la sua grammatica compositiva e dettagliando l'esistenza dei neri nell'America pre-abolizionista.
 
In "Part III" o "Light", Ellington continua il suo racconto jazz, stabilendo una identità per i neri attraverso la voce del solista. La tromba si presenta come solista e la sua somiglianza con le inflessioni vocali sono immediatamente evidenti. Ad esempio, il suono lamentoso prodotto dal trombettista nel suo assolo risuona come una imitazione della voce umana. I riverberi ululanti delle trombe wah-wah esemplificano l'imitazione della voce, caratteristico del linguaggio jazz. Attribuendo a questo brano una voce individuale, Ellington comincia a rivelare un'identità all'interno della composizione musicale.
In "Light", questa identità assume inizialmente la forma di struggimento, dovuto ai gemiti delle trombe. Inoltre il suono "wah" provoca l'immagine sonora del desiderio dovuto al senso di nostalgia che è associato con l'emozione. Questo desiderio definisce l'identità iniziale della traccia in quanto è impostata in primo piano, attirando l'attenzione di chi ascolta al solista piuttosto che alle sezioni ritmiche.
Alla fine del pezzo, tuttavia, l'identità evolve da un desiderio senza struttura ad una felicità definitiva. Poco prima della fine della canzone, Ellington implementa una transizione da un lento e sommesso stato d'animo, ad un ritmo swing up-tempo. All'interno di questo ritmo di danza up-tempo, c'è l'assolo antifonale del trombone di Lawrence Brown, che assume il ruolo di voce e identità. In contrasto con l'assolo della tromba, il trombone suona una serie di note decisive, indicativo di una identità più fortemente definita. Il ripetuto ostinato fraseggio solista del trombone, ad esempio, aumenta continuamente la tonalità, creando un controcanto al resto del gruppo. Questa deviazione antifonale tra la melodia del trombone e quella del gruppo, mette le due sezioni in opposizione sonora. Quella opposizione, o sfida, della voce del trombone in contraddizione con la voce sommessa della tromba, fornisce un'identità autorevole per l'assolo dello strumento.
Infine, nel quarto movimento, "Come Sunday," Mahalia Jackson adotta il ruolo di "voce",  presentando liricamente l'identità dell'afro-americano.
Invocando la volontà di Dio nella lirica, la Jackson esprime il ruolo del cristianesimo nell'individualismo afro-americano. Il cristianesimo dello schiavo, identificava l'afro-americano perché rappresentava un movimento di allontanamento dall'Africa. Mentre il nero si allontanava dalle tradizioni africane e cominciava ad abbracciare gli artefatti culturali americani, come la religione cristiana, venne costruita un'identità composta di ideali occidentali.
Con l'adozione di una pratica occidentale, il nero si identificava con almeno un aspetto della cultura americana, creandosi una nuova identità al posto dell'identità africana, che era stata costretta dalla sottomissione totale.
Questa identità "americanizzata" è illustrata nella terza strofa di "Come Sunday", quando la Jackson annuncia: "Che sarà lui a dare la pace e comfort / Ad ogni mente turbata / Vieni domenica, oh vieni Domenica / Questo è il giorno".
Il genere in cui viene classificato il testo della Jackson, il "Gospel", è il risultato diretto dell'esposizione dell'africano con il cristianesimo. La musica gospel - una musica religiosa americana associata con l'evangelismo cristiano che fonde elementi di musica folk, spiritual e jazz - fu il culmine dell'identificazione dell'afro-americano con la nuova religione. 
Come dice Leroi Jones nel suo libro, Blues People: Negro Music in White America, la musica è "uno dei lasciti più evidenti del passato africano".
Ellington non ha solo fornito un racconto sugli afro-americani, ma ha donato una significativa opera d'arte a quella eredità. Per mezzo del jazz, infuso con aspetti di blues, musica classica e gospel, Ellington ha prodotto forse il contesto più appropriato per presentare la sua storia.
Quale modo migliore per discutere la storia della propria cultura e razza con la musica che il suo popolo ha creato? Anche assumendo che l'obiettivo di raccontare questa storia sia stato giudicato pretenzioso, audace, e troppo ambizioso, Ellington riesce comunque a raggiungere il suo obiettivo. Lavoro fisico, trionfo personale, religione, e creazione artistica: sono tutti elementi espressi all'interno di Black, Brown e Beige, tutti fattori che contribuiscono alla presentazione del jazz come narrazione, e tutti vengono ampiamente discussi nella composizione musicale.
Il risultato è un'esperienza acustica straordinaria che rappresenta l'emergere di una identità individuale attraverso le lotte e il trionfo del nero americano.

 

Duke Ellington, pianoforte
Cat Anderson, tromba
Harold Baker, tromba
Clark Terry, tromba
Ray Nance, tromba e violino 
Quentin Jackson, tromba e violino
John Sanders, tromba e violino
Britt Woodman, trombone
Harry Carney, sax baritono
Paul Gonsalves, sax tenore
Bill Graham, sax contralto
Jimmy Hamilton, clarinetto
Russell Procope, clarinetto e sax contralto
Jimmy Woode, contrabbasso
Sam Woodyard, batteria
Mahalia Jackson, voce

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